LA STORIA
Le Fornacelle: vino, uomini, arti e mestieri.
“ E muri e tetti e torri
in antica armonia.
Il cielo inarca lontano
fra il verde delle colline.
Il cuore in alto, felice, sul nero volo di un corvo.
E’ il volo di ali divine”.
| E. Baroni |
Il nucleo delle Fornacelle risale con tutta probabilità intorno
all’anno 1000. I documenti riportano che un certo Ambrogi ne
fece una fornace per produrre la calce. Da qui il nome Le Fornacelle.
Emilio Baroni, medico e poeta, acquista Le Fornacelle con diversi ettari
di terra nel 1970. Uomo colto e sensibile, con esperienze artistiche
diverse, dà inizio al restauro degli edifici e sottrae al degrado
e all’abbandono le vigne e gli oliveti. Dotato di un senso spiccato
per il bello e mosso dall’amore per questo territorio, negli
anni ’80 acquista e restaura anche una piccola cappella votiva,
conosciuta come la Cappella dei Marcellini, attribuita alla scuola
del Buontalenti, uno dei maggiori architetti del Cinquecento
fiorentino. Ama la terra, la poesia, l’arte e il vino che imbottiglia
in quantità limitata negli anni ’80. Lo chiama Valicaia,
come il vigneto da cui proviene l’uva e Matteo, suo figlio allora
tredicenne, ne disegna l’etichetta.
Una profonda amicizia lo lega a mio padre, Giacomo Tachis, con cui
compie ogni domenica mattina lunghe passeggiate tra i filari delle
vigne e lungo i ruscelli del Chianti. Adesso riposa nel cimiterino
della Pieve romanica di Campoli, da cui si intravede uno scorcio del
vigneto Valicaia.